15th May 2010

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    1. una pagina di "Ca Balà"
      n°1 marzo 1976 nuova serie n°41
      Centro Documentazione Pistoia
      http://i43.tinypic.com/s4aw5s.jpg

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      SPIEGAZIONE OCCASIONALE DI UNA TESTATA

      A chi s’aggira bel bello per le calli di Venezia può capitare, alzando la testina, di leggere «Fondamenta de Ca' Bala'». Questo accadde diversi anni fa a Piero Santi, (primo direttore responsabile della rivista di umorismo grafico e satira politica, Ca Balà, gli altri sono stati Mauro Senesi e Franco Manescalchi) che subito pensò: «Madonna, che bel titolo per una rivista». 
Fu così che negli anni ’50 pubblicò alcuni numeri di una rivista letteraria misteriosamente intitolata Ca Balà. Nel 1971 quando Graziano Braschi Berlinghiero Buonarroti e Paolo della Bella, che insieme a Pietro Bertoli gli proposero di fare il direttore di una rivista umoristico-satirica, lui ripropose il suo vecchio titolo, Ca Balà appunto, che a tutti apparve subito molto bello e particolare, tanto da accettarlo con entusiasmo. Era il 1971; il nome ambiguo e misterioso altro non era che la riedizione di una testata letteraria degli anni ‘50 che, Piero Santi, aveva scovato andando per fondamenta veneziane. Il sottotitolo era «Rivista di umorismo grafico e satira politica», aveva un carattere “undergrund” come impostazione grafica, ma i contenuti e la diffusione non furono né provinciali né tanto meno ristretti all’ambito cittadino. Del fiorentinismo tradizionale c’era ben poco. Ed i riconoscimenti critici non tardarono ad arrivare, come quello di Mario Spinella in occasione di una presentazione al pubblico milanese della «nuova ma pionieristica rivista di satira» avvenuto nel novembre 1971. La lunga storia di Ca Balà dura tortuosamente e gloriosamente nove anni e cinquanta numeri, qualificandosi come punto di riferimento per i disegnatori politici italiani che si sono identificati nel programma-slogan «Satira come arma politica. Come Chiappori che neI 1974 Linus ancora si rifiutava di pubblicare legato com’era alle psicoanalitiche, intimistiche strisce di Charlie Brown. O come Giuliano, rilanciato dopo anni di inattività, in attesa di maggiori glorie commerciali ne “Il Male” e “Repubblica”. Fra gli altri exploits di Ca Balà va ricordato un numero speciale realizzato con la collaborazione di Cesare Zavattini e Gianni Segre. dedicato all’amaro e sanguigno umorismo della consorella rivista satirica spagnola antifranchista Vanto di Ca Balà è fra l’altro, l’aver riproposto in un numero speciale. nel 1973, in occasione del centenario della sua nascita i disegni ancora attuali di Scalarini, colonna dell’Avanti! inizio secolo e poi dell’Asino. Dedicargli un numero ha significato fare di nuovo i conti con colui che ha contribuito più di ogni altro, insieme a Galantara, nel dotare la satira politica di simboli acutissimi ed insostituibili. Numeri speciali altrettanto «epici» sono stati sia il «manifesto di Paperone», in occasione dei Golpe Cileno di Pinochet del 1973 (c’è chi lo ha visto affisso persino a Cuba!), ed il manifesto fotomontaggio della squadra di calcio antidivorzista da sconfiggere nei referendum dei 1974. La «collana Ca Balà» sorse a fianco e in appoggio alla rivista omonima «per rafforzare la scelta di una letteratura satirica antididascalica, scatologica e politica evitando di consolare autori e lettori, di risolvere tutto col cinismo della ragione, e senza essere solo divertimento o ammiccamento intelligente per élites illuminate. infatti la satira ha un senso se è permeata di immaginazione, capace di portare alla luce i rapporti celati che tengono in piedi la nostra società, alimentando il dubbio sulle loro necessità e tallonando nello stesso tempo il lettore col peso speranza dell’utopia». Era il programma di sempre di Ca Balà ed i parti felici furono: L’Abum del governo giallo, un lungo fumetto parodistico con attore principale lo zio Paperone che si cimenta nel «fascino indiscreto dei sequestri». Il pamphlet irriverente, ma politico Aborti si nasce, abortisti si diventa, nella cui prefazione Mauro Mellini asserisce: «non credo che i compagni di Ca Balà abbiano voluto divertirsi con l’aborto. Ma credo che la dissacrazione di questo argomento di ancestrali paure passi anche per la satira, la caricatura, l’aggressione delle immagini l’irriverenza delle battute. E la dissacrazione è necessaria». Il libello Vi ricordate quel 18 aprile, apparso in occasione delle elezioni amministrative del 15giugno 1975, per ironizzare sui trenta anni di «libertà» di protezione, di «resistenza» democristiana. Ancora un pamphlet. 1968-1978. Dieci anni di Invecchiamento, vera e propria «orgia» di satira politica composta da fumetti vignette, fotomontaggi e scritti irriverenti. Infine un libro fra i più amari di questi anni Un uomo a rapporto di B.A. Olivo. Un esempio di letteratura operaia, un «romanzo» unico nel suo genere;la vita di un lavoratore di una piccola fabbrica, le sue tribolazioni e invettive interne, la sua filosofia. Nel 1977 l’editore milanese Ottaviano ra

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